Se Pinocchio non scapperà dal Paese dei Balocchi, cosa succederà sulla Grande Giostra? Lo scenario apocalittico della false intelligenze artificiali.
- 17 lug
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Aggiornamento: 18 lug
La macchina definitiva, che risolverebbe tutti i problemi dell’umanità anche in una sola volta, che riporterebbe tutto indietro, fino ai tempi di Adamo ed Eva prima della Caduta e non importa se nella Sacre Scritture cristiane è detto che l’Uomo lavorava il suo giardino… Forse un grande ultimo Cervellone Elettronico può trascurare l’interpretazione ebraica del più antico racconto, raccolto in Babilonia tra chi ne aveva ancora retaggio coi suoi modi di vita? Secondo questa interpretazione, Adamo non faceva un vero lavoro, aveva solo spontanea occupazione… E non importa che nell’ebraismo non ci sia alcun riemergere di uno stesso passato se il Grande Elaboratore Informatico è la macchina definitiva che compone tutte le conoscenze in una. Ozi, agi, voluttà, poteri quanti se ne vogliono; benessere e felicità: il Gatto e la Volpe uno scherzo così non lo avevano proposto a Pinocchio eppure nel Paese dei Balocchi il pensiero della Grande Giostra a sostituzione di tutta la Realtà del Mondo circolava tra gli illustri illusi.
Forse ci si dovrebbe preoccupare di fare il cammino inverso, dall’uomo libero e consapevole al burattino di legno? I processori automatici non sono opera dell’uomo e l’uomo non basta a sé stesso? Allora come spaventarsi a fronte dell’incubo di tante marionette guidate da un grande meccanismo? Di Meccanico Superiore non ce ne sarebbe perché, a detta del credente nella liberazione della macchina definitiva, solo l’animale razionale sa fare la cibernetica e in fondo ogni vivente rappresenta per questo credente una macchina, l’universo è da lui pensato una grande smisurata macchina oltre la quale non c’è nessun Grande Controllore; solo la non misurabilità e la grandezza infinita consentono tanti ingranaggi, a loro volta macchine tra macchine. La macchina definitiva è speculare alla “macchina universale” di cui a loro detta saremmo identiche parti; essa consente a chi la domina di diventare il vero grande controllore di tutto ciò che è, che esiste… Un officio arbitrario, di chi si fa uno col funzionamento originario dell’universo e allora non percepisce alcuna tirannia universale… Questo il sogno, l’ultimo grido del mondo che mal vive, l’incubo travestito da utopia, nutrito pure dalle allucinazioni delle droghe e dalle estasi alcooliche, determinato dalle morfine che fanno parere concreto il delirio, bello, perché persino una macchina che riproduce il ritmo respiratorio pare al morfinomane un angelo della vita! E la ridda di prodotti di ogni genere, di prima, seconda necessità e di non necessità, assieme alle elucubrazioni dei falsi studenti e falsi professionisti che replicano le vere scienze con false e copiano la tecnologia coi tecnicismi, danno una apparenza di grande razionalità anche per gli Stati politici invasi dagli usurpatori...
Tale sogno ovvero incubo spacciato per sogno, appare nel progetto, non veramente tecnologico, della cosiddetta AGI, acronimo che sta per Artificial General Intelligence ma che, riferendosi alla generalità cosmica, ancora una volta non riesce ad essere omologo alla sigla. Una dizione non tecnica cioè, proprio come l’AI delle chat internet che già ne anticiparono e da molti mesi ne anticipano messe a disposizione di un pubblico inavveduto. Fatte per rispondere su qualunque cosa ma senza che si possa garantirne le risposte, queste chat, pensate quali applicazioni ultimative di una intelligenza artificiale capace di varcare i confini settoriali e gli oggetti specifici, si sono mostrate mere emulazioni.
La Cibernetica si è avvalsa e si avvale della Psicologia Cognitiva quale base scientifica maggiore, mentre l’Informatica ne ha con la Matematica Binaria. Dalla specificazione comportamentale della Psicologia Cognitiva veniva indicazione di limite: il comportamento umano è in duplice nesso col pensiero umano, omologo o eterologo; in entrambi i casi non è definibile, solo parzialmente astrattamente descrivibile secondo un prospetto scientifico–psicologico. Ma la smania di alcuni di guidare l’intero destino dell’uomo con la scienza non era contenibile a fronte di questa indicazione... Negli ospedali la mancanza di etica del personale sanitario, incapace di considerare che la follia dei malati può essere vissuta da essi arbitrariamente, cioè lasciando che una fantasia sia ostile o amica per il prossimo, conduceva alla paura immotivata del raptus patologico, che è oggetto inesistente: il patos non produce mai e in nessun caso un’azione senza l’intervento di una decisione. Così i malati di mente, in obbedienza alla superstizione di false popolazioni, vengono destinati ai pareri di medici che di altro si devono occupare. Faceva così la sua comparsa sulla scena il neurologo, il quale dei comportamenti umani nulla sa, ma che deve agire in osservanza a un pregiudizio secondo cui a un certo patos negativo corrisponderebbe una certa azione distruttiva, insana e nociva per la società e che per questo dovrebbe essere impedita ad ogni costo. Viene quindi composto un falso schema di comportamenti e pensieri da una parte, di azioni e intenzioni dall’altra, uno “schema della malattia” a copertura delle vere schede professionali, un sistema privo di riscontri reali ed oggettivi, da studiare per abolire comportamenti e pensieri evitando azioni e intenzioni. Esso è in realtà un quadro criminologico qualsiasi, vero o falso che sia. Esempio spicciolo: se certi ladri di banca vanno girando prima del furto camminando molli e dinoccolati, nessuno assicura che altri lo faranno duri e tesi. Questo però sfugge a chi distrattamente non si avvede delle circostanze limitate in cui vive. Se una collina di ciliegi pare l’intero mondo, non c’è l’aspettativa di peschi o meli; allora può accadere che sbadatamente si dia ordine al contadino del vicino di trattare pesche e mele da ciliegie. Così se inaccettabili violenze accadono entro un certo quadro neuropatologico e la specifica neuropatia è assunta a movente della violenza, chi concentrato solo sulle circostanze del proprio ambiente penserà che tale patologia è sempre col rischio di violenze; e se l’abitudine di tutti in un ambiente è di reagire violentemente in tali circostanze, c’è chi disposto a credere che il patos in esse sia sintomo di malessere e di violenza allo stesso tempo, confondendo condizioni e azioni. Se ad esempio in un gruppo umano l’imbarazzo pubblico per le nudità non è tollerato e c'è chi pone la cosa in relazione all'immancabile attivazione neuronale, c’è anche chi disposto all’impresa di porre fine all’imbarazzo cercando di attivare i neuroni dell’imbarazzato diversamente, in forzosa analogia con quelli degli intolleranti. Tutto, mentre viviamo pensieri ed emozioni, ha un correlato neuronale… e c’è chi si aspetta dalla neurologia la spiegazione della psicologia e della fisiologia, dimenticando che è l’antropologo a poter offrire un quadro interdisciplinare pertinente. C’è chi, scommettendo che l’evento di un ambiente sia tutti gli eventi, si convince che la quasi delirante spiegazione che ho smentito, in realtà pseudoneurologica, sia autentica…
Così, passando per le violenze ingiustificabili di manicomi occultati dietro false insegne di progresso, nasceva il tentativo di replicare la Intelligenza Artificiale ottenuta con la psicologia cognitiva e la matematica binaria, di farlo con un altro ritrovato, cui si credeva di poter affidare tutto il còmpito scientifico–tecnico, a sua volta ritenuto la guida suprema di ogni impresa. Ma la vera tecnocrazia non ha mai preteso questo, ha sempre fondato le proprie ambizioni su interventi solutori, non sulla emulazione delle guide spirituali; quest'ultimo atto è solo un cattivo tecnicismo.
Gli schemi psicologici–matematici delle Intelligenze Artificiali venivano riprodotti in insignificanti schemi neurologici, rivelatisi poi non applicabili correttamente agli Elaboratori automatici. Prova e riprova, alla fine l’illusione vinceva attraverso la delimitazione di un campo di ricerca che appariva ma non era identico al principio di realtà. Questo principio è studiabile filosoficamente, non scientificamente, inoltre non è una descrizione essenziale ma una modalità di approccio alla realtà… E mentre la vera ricerca neurologica scopriva un orientamento consustanziale alla realtà neurale — detto alla buona: siamo una bussola finché viviamo, non possiamo perdere la bussola assieme a cambiamenti o perdite dei neuroni — con tanto di studi associati e Premio Nobel dall’Accademia di Svezia, dagli illusi sostenitori della pseudo I.A. ci si accaniva nel progetto, sicuri che la propria concezione del mondo fosse l’unica e le restanti una trasgressione del principio di realtà. Essendosi illusi di una macchina definitiva anche per la salute mentale, non era necessario neanche un inganno completo nell’ambiente per convincerli di esserci riusciti.
Nonostante nessuna illusione di vera dialettica, si era certi, da parte di una moltitudine di falsi intellettuali, di aver costruito una Rete Assoluta di nessi, in cui neuro e cosmo coincidevano assieme a pensiero dato e realtà data… Ci sarebbe voluto solo il tempo per una piena generalizzazione, affinché gli illustri illusi partorissero la loro creatura finale. Le chat AI venivano così “educate” al fine di risultanze sempre più uguali a quelle della dialettica, funzione della nostra mente non comprensibile scientificamente ed oggetto perspicuo della attività filosofica che si dedica alla comprensione diretta e rigorosa della realtà. Adesso corre voce che siano già iniziate le prime sperimentazioni "positive" delle “AGI”, appunto emulazioni generali della Intelligenza Artificiale, oggetti che non esisteranno mai perché la astratta ragione umana può essere contemplata ma assolutamente mai riprodotta e tantomeno imitata con una macchina. Annunciate da comunicati da circo in cui si prefigurava trionfalmente ma senza possibile verità che il procedimento della filosofia noto come reductio ad unum sarebbe stato non solo riprodotto ma pure “praticamente superato”, il risultato effettivo, se si oserà perseguirlo, sarà ancora più diverso e deludente.
Fu prima di questa estrema illusione che io mi imbattevo nelle elucubrazioni di alcuni responsabili dei progetti AI (ed AGI), in quei loro tipici momenti di esaltazione e sconforto quando tutto pareva loro essere o perfetto o proprio niente. Terrorizzato per la pericolosità delle coincidenze di cui si facevano vittime e che in parte andavano anche creandosi, io cercavo di farli apparire più sinceri al pubblico e di denunciarne l’effettivo operato.
Erano esclusivisticamente innamorati delle esperienze più dirette e a fronte di dichiarazioni filosofiche indulgevano al materialismo dialettico. Tra i paradisi sognati nelle utopie politiche preferivano quello descritto dai marxisti, con la differenza che all’idea di suprema uguaglianza sostituivano un’altra di uguaglianza degli eletti: non il rischio di una tragica assolutista omologazione ma una violenta separazione e per i restanti vincenti una equiparazione. Io cercavo, per evitare contraffazioni, di far includere nei loro programmi e programmazioni un segno che ne sbaragliasse gli effetti magici: nessun inganno di riproduzioni superiori di dialettiche e un’adeguata informazione alle polizie.
Il cavallo di battaglia dei fautori di AI e AGI era Chat GPT: vi fu obbligo giudiziario a specificare che si trattava solo di un emulatore che per giunta non funziona sempre neanche per tale. Nessun Algoritmo può consentire a una macchina repliche di vero discorso umano e la vera Intelligenza Artificiale (I.A., in inglese A.I.) è altra cosa... Così quando un pezzo grosso comunicò in diretta la sua frustrazione, gli era stato già detto: passa dalla parte giusta, fatti collaboratore di giustizia; e lui questo ce lo aveva come stampato in vólto. Adesso, le suggestioni sono tornate prevalenti, mentre vaste moltitudini in ogni caso vi si vogliono abbandonare?
La cosiddetta Era Digitale io da tempo la spiego col gesto della mia mano: una cosa e strisciare un panno con l’intera mano a dita unite, altra pressarlo con le dita separate; la impressione del corpo è diversa ma non differente… e una carezza è inimitabile da un gesto da dattilografo. Questa differenza è sensibile nell’arte cinematografica, passata dalla fluidità della celluloide alla discrezione dei pixel. È in questo campo che vale veramente dire Era Digitale. Un passaggio non dissimile da quello dalle statue greche ai mosaici bizantini. L’appressamento tramite frammenti avvicinava all’allegoria mistica, nel Medio Evo tema principale di comunicazione, invece la vaghezza ottenuta tramite indistinzioni dagli artisti impressionisti ha avvicinato, alle soglie della Postmodernità, alla natura cosmica.
Le nozioni ridotte a informazioni dalle vere Intelligenze Artificiali rimandano alle crittografie dei servizi segreti degli Stati. Non sintesi, riassunti; rapporti che ritornano sintesi solo se a conoscenza previa di relative tesi ed antitesi. Amici e nemici ritratti nei rapporti segreti fra Stati sono però altra cosa dai diagrammi che devono presentare i risultati delle ricerche condotte tramite appositamente progettate funzioni algoritmiche. In questo caso tesi ed antitesi non presentano concordie e discordie ma solo: questo e quello. Niente che la macchina possa sintetizzare! Nessuna dialettica.
A contatto, già da prima, con gli stessi illusi, io avevo anche provato ad anticiparne il corso degli eventi, a far terminare prima le loro imprese per nulla di successo, perciò questa relazione gli era stata fatta conoscere senza fargliela sapere (per quanto ne potessi), cioè gli si aveva fatto capire una storia in cui essi però, ostinatamente, decidevano di fare la parte degli sconfitti, e con maggiore lena di prima. Quale banditore di storie, io avevo già una cultura...
Anticamente il Paese dei Balocchi era dominato dal sogno della “falsa stagira”. Stagira, come si trova ancora in alcune culture linguistiche, significa ciò che funziona sempre uguale in virtù di determinate coincidenze. Se le coincidenze non sono determinate ma frutto del caso, non v’è quella vera. Gli imitatori della filosofia aristotelica erano tutti presi dall’inganno delle false stagire; al punto che anche l’Urbe romana, già scomunicata dai fenici per essere una pessima evenienza e per tale stimata dagli stessi antichi giudici di Roma, ovvero motivo di rivendicazioni sulla malasorte non di orgogli, ostello provvisorio, era stata a un certo punto ritenuta uguale falsità. All’Epoca del Rinascimento i suoi sostenitori tentarono di bloccare l’affermazione della Fisica Dinamica nata con G. Galilei. Anche questo stesso ramo del pensiero scientifico era da presto sottoposto ad imitazioni e falsificazioni. La tavole di concordia che il filosofo Hume, appellandola scienza umana, costituiva tra Teoria della Gravitazione e Umanesimo moderno, era fraintesa per mappa universale, come se l’universo tutto fosse stato un grande tridimensionale gioco del biliardo. Newton stesso se lo descriveva per iscritto così e poi spaventatosi per l’abisso di stupidaggine metteva al rogo i suoi appunti. Altri che facevano lo stesso non vollero pari senso critico e realistico. Nasceva così il pensiero della falsa dinamica cosmica, fisica e psichica, desunta dalla non vera contemplazione degli orologi meccanici di nuova produzione; quelli dotati di cucù rappresentavano anche la vita nella mente così come allusa dai folli di turno. Lo scienziato psicologo e psicoanalista C. G. Jung la definì la sciocca fantasia moderna dell’orologio, determinismo fisico che escludendo una vera psichica pensava gli elementi materiali come una grande meccanica, non cartesianamente delle interazioni dei soli moti fisici relativi ma assurdamente di tutta la fisica reale, cui la psichica era fatalisticamente pensata susseguente. Questa fantasia, smentibile nei più svariati modi, la scienza psicologica la ha negata con la Teoria degli Archetipi: non un meccanismo domina la mente ma corrispondenze, tra elementi della mente che definiscono orizzonti mentali ed azioni mentali non causate ma ad essi improntate, in analogia non susseguente ma anticipante gli eventi fisici. Ma c’è chi pensa a un’origine diversa del mondo, supponendolo obbediente a un grande superiore comando–macchina; perché tutto gli gira per il verso giusto quando coincidenze su coincidenze gli fanno apparire il tutto una grande macchina comandata da un programma non diverso situato oltre l’esperibile. Che senso ha per lo stolto giunto al punto più basso del suo cammino attenersi alle sensazioni reali, se la realtà la si vivrebbe meglio con strane ma efficaci impressioni? Non è la falsa stagira il loro ambiente ingannevole e avvolgente ma un grande falso "sestante". Il sestante è un apparecchio che serve a calcolare le posizioni degli oggetti in movimento (storicamente, delle navi) rispetto alle posizioni del sole. In direzione Sud il corso del sole varia l’altezza sull’orizzonte proporzionalmente al moto degli stessi oggetti in movimento. Movimento solare ed umano non sono una unità ma una duplicità utile per comparare e dedurre; e non c’è alcuna légge oltre l’esperienza della proporzionalità, fatta durante il viaggio. Ma per chi supponeva e credeva come a un dogma che eliocentrismo e gravitazione fossero il cardine dell’ordinamento cosmico, detta Proporzione cara ai navigatori assurgeva a Dimensione del proprio mondo! Età del sole ed età degli uomini erano così credute e concepite un sincrono. A detta degli illusi se il sole accelera in cielo, e con esso le lancette degli orologi tarati secondo le formule di Newton, la durata della nostra vita consegue. Tutto sarebbe regolato meccanicamente...
Ma il Meccano che il filosofo Th. Hobbes aveva pensato non era altro che una astrazione: il mondo senza la politica che lo regge.
Cosa sarebbe il mondo senza la libera iniziativa politica che discende dalla sovrana iniziativa posta alla origine del mondo? La realtà sarebbe uno scontro inesausto, tutte le relazioni, anche umane, precipiterebbero in una contrarietà mortale, l’uomo lupo coi propri simili ma incapace d’essere lupo. L’umanità invece deve esercitare una signoria per evitare che le relazioni del mondo si volgano in scontri. Tutto è fatalmente irrelato secondo rapporti che senza interventi deliberati degenerano in meccanismi di sola morte. Il grande vivo universo, lo Zoon, diventa un mostro se si concede a una sua aggressiva parte di prevalere dimenticando che ogni forza viene da Dio. Il Leviatano fa parere insopportabile e ingiusto il potere del mondo a chi resta senza rapportarlo a Dio. L’apparenza del biblico Leviatano diventa distruttiva se non vi si scorge il piano di Dio; le légge cosmica un laccio se non si capisce che viene da Dio; l’animale politico uomo si fs insensato se si scorda che Dio lo ha fatto e lo lascia fare.
Invece chi in oblio e aggressivo col prossimo nella propria via sotto il sole, inseguendo la propria ombra nella mente sconvolta e regolando il fiato secondo le ore dei giorni e il ritmo delle stagioni, il sangue regolato come fosse una marea e il fiato come un vento periodico, vive nel meccanismo illusorio che gli detta la paura del Mostro che non intende; fugge per le città come stesse scappando in mare da una tempesta marina, organizza tutto per affrontare le difficoltà con un funzionamento, alle prese con un macchinario che non capisce, regolato ma in base a statistiche irregolari, coincidenze scambiate per combinazioni. Non è, faccio ora esempio opposto, il pilota che ha trovato il proprio règolo, uno strumento che è calibro e che gli è mezzo adatto a farsi portare da lui mentre esso sposta lui: il motociclista usa il proprio mezzo–strumento come pietra non ferma di paragone perché tutto, casco ovvero elmetto, abbigliamento e motociclo e carburante è costruito, fatto per lui, è direttamente attorno a lui e a lui direttamente affidato, mentre il cimento necessario a procedere esclude capricci di sorta. Invece la Chat AI esclude il cimento, non è organizzata attorno alla mente umana ma la imita subissandola nell’apparenza illusoria di replicare la dialettica del reale. Non un percorso da fare, ma un traguardo che o è di altri o cela l’errore non verificabile. Proseguendo con l'illusione della generalizzazione si mostrano scenari ancora peggiori, di cui gli erranti si apprestano a farsi vittime
Se Pinocchio non scapperà dal Paese dei Balocchi, cosa succederà sulla Grande Giostra? Sarà un giro per la morte, non attorno alla morte. Alla fine non un nuovo Eden, nessun paradiso della tecnica. Il monito da Dio è: o dentro o fuori.
MAURO PASTORE
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