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Buonasera 'Signor Alessandro', "la terra si riduce al silenzio" davanti a te; questi che oggi ancora sparlano, strafatti, sono nonostante tutto un altro accadimento dal tuo...

3 set
Tempo di lettura: 4 min

Propongo qui un mio testo, da ieri in giacenza per la "moderazione" di una Pagina di un Social Network ("Forum della Cultura Cristiana"). In un altro ("Teologia e Spiritualità Cristiana") non risulta più neanche in giacenza. In questo caso i moderatori possono rifiutare o lasciare in attesa di pubblicazione. Dato che il testo contiene riferimenti alla storia e cultura greca, non mi meraviglierei di un ennesimo blocco totale. Spiego.

In alcuni ambienti sociali la grecità è ritenuta un'illusione, fisica, psicologica, antropologica, della quale trastullarsi per sentirsene superiori. Inoltre è diffuso il pregiudizio che l'unica Grecia sia stata e sia l'Ellade, confondendo così il cosmopolitismo greco per il panellenismo. Che la Magna Grecia in Italia fosse per un periodo (e il più florido) anche e soprattutto altro dalla comunità ellena ed ellenica, sfugge a molti in Italia e più altrove; che Alessandro il Macedone non fosse elleno e i Regni Ellenisti non legati al suo particolare mondo etnico, ma che lui potesse partecipare alla Ellade, è cosa che taluni accolgono come se i loro vestiti indosso gli si girassero al solo sentirne. Non escludo prodigi così ma la storia ed esistenza dell'Ellade è solo un elemento della più vasta storia ed esistenza greca. Come spiegare ad esempio che esistono anche greci d'Italia che non discendono da o non succedono ai coloni elleni? Io che non sono ellenofono ma che in quanto greco — ed italiano — ho una certa disposizione a comprendere la lingua di Esiodo, Omero e gli altri poi, incontro reazioni come disturbate alle mie pubbliche intellezioni. Quando frequentavo il Liceo Classico una mia prolungata assenza, giudicata peraltro troppo indipendente data mia età, fu giudicata meritevole di sorta di interrogatorio. "Abbiamo ricevuto notifica di motivi non comunicabili e con fatica lo abbiamo accettato; ma lei, tu, che cosa hai fatto durante tutto questo tempo?" Io risposi che avevo anche studiato molto il greco, secondo mia vita e non quella sognata, pretesa da troppi a scuola. Il fatto che per me — e non solo per me — le parole etimologicamente provenienti dal "greco antico" siano lessicograficamente ancora vive ed anche italiane, viene accolto non di rado da recite in alto grado che fingono mio inesistente livello subculturale in rapporto alla materia di cui si tratta. L'altro fatto, che io non ho mai voluto e non ho e anzi proprio rifiuto alcuna "lingua madre", e che dunque parli italiano col conseguente distacco, viene salutato come l'occasione per impormi una eterna balia. Tant'è, ma io non l'ho mai accettata e non mi sono fermato.

Ecco il suddetto testo:


| Ieri leggevo un messaggio pubblicato sul Web da un professore di Teologia dogmatica - senza mestiere specifico di storico dunque. Il professore dicendo di accettazione della conflittualità prendeva esempio dalla disputa sorta tra apostoli e seguaci di Gesù su servizio di mensa e predicazione. Alcuni detti Ellenisti lamentavano che la distribuzione del cibo era trascurata mentre gli Ebrei preferivano dedicarsi alla predicazione. La questione veniva risolta mediante equo compromesso (Atti 6, 1-7). Non questo l'oggetto principale di questo mio messaggio ma il fatto che il professore definiva detti ellenisti israeliti. Una certa confusione - tra il presente di tante chiese in cui molti dediti a sensibilità sincretistiche ebraico-cristiane e dello Stato di Israele in cui il vuoto tradizionalismo si fa nostalgia violenta in politica estera, col passato della Palestina di Gesù di Nazareth e della nascita della comunità cristiana in ambienti ebraici e giudaici - domina tanta scena culturale e intellettuale che proietta la morale contemporanea nel passato ed assume l'etica antica nel presente... E così sfugge loro la differenza tra protocristianesimo, cioè solo eguale apparire non essere veramente, e cristianesimo reale. "Protos" non significa inizio ma ciò che precede e che presenta stessa forma esteriore. Gesù e i suoi diretti apostoli non erano cristiani mentre molti tra ebrei e giudei fuoriuscivano o erano già fuoriusciti da Israele. Di fatto chi ellenista, non semplicemente in rapporti con l'ellenismo, non poteva avere ancora Israele per destino presente. Dopo le Conquiste di Alessandro il Grande la comunità ebraica e giudaica era diventata solo ideale nella coscienza che Dio non aveva fermato il Condottiero Macedone (I Mac 1-9) e la restaurazione dei Maccabei era rientrata, dopo una lunga spirale di violenza, sotto il dominio regale ellenista proprio ugualmente a prima. Questa condizione i sopravvenuti romani vollero confermare. La identità ellenista non consentiva di essere israeliti perché Israele era rimasto solo quale eccezione e restava separato dalla grecità, neanche l’apprender lingua poteva ovviarne e l’assumere cultura greca era trovare, prima o poi, altro destino. Nel discorso di Stefano (7, 1-53) si trova espressa anche questa condizione, ovvero retaggio di Israele non identità – e si trova il rivolgersi al Signore Gesù solo prima di morire cioè nessuna concreta vita religiosa cristiana solo un’ascesi spirituale verso il Cristo. Stefano protomartire assolutamente non fu il primo vero martire cristiano. Populismo e volgarità e approssimazione mettono a rischio l'autentico patrimonio culturale cristiano ma confondono anche il presente. Un problema grave è costituito da ignoranze e fraintendimenti sul mondo greco, su quanto oggi nella nostra lingua e cultura c’è di greco o di matrice greca. Non solo la lessicografia (si è visto della preposizione ‘proto’) ma anche la storiografia (quella del Periodo Ellenista, ma non solo), sono trascurate se non neglette quindi fraintese ed erroneamente replicate (con ciò non mi riferisco alla specifica dimensione linguistica della Bibbia greca; il mio è discorso generale).

MAURO PASTORE |




 
 
 

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Circa l'autore di questo blog:

Non sono membro di nessun clero e non appartengo specificamente a nessuna chiesa; non sono neanche cattolico; il mio cristianesimo si basa manifestamente sull'espressione dell'allegoria, del non privato dire altro, non sulla ossessione del crocifisso.

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