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NON CERCARSI INUTILI GUAI PER ESSERE SALVI.

  • 26 mar
  • Tempo di lettura: 2 min

Pochi mesi prima che, a scanso di ulteriori equivoci, dovessi dirne in condizioni di sopravvivenza e in mezzo a gravissimi persecutori, io misi per iscritto questo pensiero:


Nel libro sacro degli ebrei si trova la figura de l’uomo della sofferenza, cui profeticamente affidato ruolo di salvatore. La profezia non è riducibile a una previsione ma neanche è una programmazione. Non si destina qualcuno a soffrire ma ci si relaziona a delle condizioni reali in un evento già in essere. La salvezza è quella terrestre del popolo di Dio.

Differentemente nel cristianesimo esiste l’idea del Figlio di Dio che è Dio stesso e che verrà a salvare il mondo dalle nuove insidie tramite il dono della Grazia elargita a dei prescelti, rendendosi Egli partecipe di sofferenza e morte. Questa venuta non determina un destino di sofferenza e morte ma si volge ad accadimenti già in essere; essa è dunque partecipata da un uomo, il cui martirio muta il corso degli eventi, interrompendosi una spirale di diabolica violenza, il termine trasformandosi in un passaggio in mezzo a quelle sofferenza e morte. Tale idea teologica ha origine storica nelle comunità elleniste sorte dopo la morte di Alessandro il Grande e non è contenuta nelle sacre scritture ebraiche e giudaiche; i cristiani nelle proprie la considerano mediante un’attribuzione dipendente dalla forma esterna del cànone, di testamento non insegnamento.

Esiste variamente diffuso un falso mito che tenta vanamente di fondere in uno le due concezioni, il cui mancato risultato è di rilevanza criminologica, non teologica né ecclesiologica. Esso viene recepito in azioni di odio e contrarietà ignare dei reali rapporti umani verso sofferenza e morte. Quindi si trovano bestemmie e invettive, compiacimenti della violenza, ritratti di sentimenti, passioni ed emozioni non autenticamente umane, abbinate però a volontà di delitti o delitti. In questo modo si perpetua un oltraggio, che si aggiunge al resto della violenza, tuttavia tradendo una propria condizione di ignoranza ed errore. La manifestazione legata al pensiero spurio su una messianicità ebraica e giudaica e sulla messianicità della cristianità impedisce segretezza dei relativi ambienti criminali. Nel novero vanno compresi anche quelli atei intolleranti che non intendono la alterità delle concezioni religiose monoteiste rispetto a quelle con le quali si tenta oltraggiosamente la costruzione di un mito impossibile. In tal ultimo caso si rileva complicità o vittimismo dei “senza Dio”, capaci di una confusionarietà disastrosa.

[26 aprile 2025]


Ne scrivevo così in base ai miei studi universitari biblici e teologici e secondo le mie osservazioni in società, assai rischiose ma che io svolgevo non senza gravi precauzioni. Altre volte e diversamente ne avevo già detto, anche in poesie.



 
 
 

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Circa l'autore di questo blog:

Non sono membro di nessun clero e non appartengo specificamente a nessuna chiesa; non sono neanche cattolico; il mio cristianesimo si basa manifestamente sull'espressione dell'allegoria, del non privato dire altro, non sulla ossessione del crocifisso.

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