MANIFESTO DI UNA ECOLOGIA AUTENTICAMENTE CRISTIANA
- 5 apr
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Sono ormai tantissimi anni che le Chiese cristiane debbono affrontare col loro Annuncio il problema ecologico. Viviamo una grande difficoltà nell'ecosistema del nostro Pianeta, in vasta e determinante parte raggiunto dalle crisi provocate da uno sviluppo umano non più sostenibile e già privo della necessaria saggezza, ma in presenza di ulteriori anomalie non dipendenti da errori umani e non ancora chiarite dai ricercatori scientifici - per certi aspetti destinate a rimanere oscure perché il nostro Pianeta funziona come un organismo vivente, si autoequilibria, e la debolezza attuale del suo ecosistema non dipende da alcun evento eclatante.
La politica oggi trova nell'ecologia il pensiero fondamentale; senza non si può realizzare niente di buono né fare qualcosa di serio.
Propriamente però non si tratta di assoluta novità. Già durante le Guerre Puniche le parti schierate erano divise da differenti intenti nei confronti della natura e dei suoi ambienti, secondo comandi invertiti: i fenici a cartagine erano volti a fare gli interessi dell'Europa e della vita del Nord, le guide a Roma volevano invece accogliere il Meridione nella propria sfera di potere, promuovendone modi di vita. L'esito del conflitto, voluto dall'aristocrazia fenicia già in vista della sconfitta cartaginese ma con il piano di sovvertire completamente il potere romano, ebbe l'effetto per Roma di un dominio da una parte all'altra del Mar Mediterraneo, non senza però porgli contro tutti quanti gli erano attorno. Annibale Barca, non senza l'intervenuto accordo del popolo romano, creava un futuro impossibile per le vecchie ambizioni di Roma e toglieva il presente ai propri concittadini cartaginesi, interrompendo il suo servizio di Generale all'ultima vittoria conseguita, accompagnando le restanti imprese fino alla distruzione della grande città eretta sulle coste della Tunisia, Cartagine. Sorte non diversa attendeva l'Urbe romana, oggetto del leggendario smisurato odio da parte dello stesso Generale, stretta da nemici da ogni parte e in particolare da Nord. Durante il Medio Evo la furia vandalica e i rifiuti degli svevi a far riconsistere l'antico centro di potere romano erano stati non solo prefigurati anche determinati dalla volontà degli antichi fenici, che avevano decretato che Roma vincesse la guerra non voluta da Roma ma che mutasse il proprio corso di eventi... Eppure non si potette né si può trovare una umana soluzione, neanche con la vittoria della ragione e dei sentimenti che pure avvenne, per questo intrico, complicato più di quanto sembri se si considera l'intera estensione dell'Impero cartaginese, i cui commerci e la cui zona di influenza comprendevano oltre che le coste del Mediterraneo anche vastissima parte di quelle atlantiche, lungo l'Africa e l'Europa e fino alle Isole Britanniche e oltre verso Nord-Est - senza contare i rapporti, attraverso gli altri centri del potere fenicio, con l'intero Oriente e (stando agli ultimi rilievi archeologici ed etnologici e recuperi storici) i contatti e relazioni reiterate con l'estremo Occidente (specificamente il meridione americano) e con altri luoghi nel mondo.
Quel che importa è che la storia delle Guerre Puniche presenta un quadro non diverso da quello attuale: da una parte consuetudini piuttosto ignare delle esigenze del Pianeta, modellate secondo le abitudini meridionali a disporre delle risorse ambientali senza porsi particolari problemi; dall'altra le esigenze dell'esistenza nel Settentrione, con impieghi tecnici sviluppati e bisogno di un costante controllo degli effetti e dello stato di dette risorse; e una confusione di àmbiti con la necessità di una inversione dei provvedimenti politici. Purtroppo la tecnica è massicciamente usata, anche a Nord, secondo mentalità del Meridione, e ciò crea azioni cieche e invadenti, palesi ultimamente con l'emergere degli odierni poteri asiatici in Cina e in India e del regime economico in Brasile: emissioni di gas oltre ogni limite, Immense foreste distrutte anche solo per far posto a coltivazioni improvvisate, produzione di enormi quantità di oggetti senza garanzie di non inquinamento nella fabbricazione... Ma nell'altro emisfero le stesse tendenze erano già in atto e non sono terminate del tutto, per via di tradimenti alla vita etnica e di intrusioni di idee improprie ma pure per coincidenze e combinazioni sfortunate.
Il risultato è che nessuno, né Oriente né Occidente, né Meridione né Settentrione, potrebbe essere contento dell'accaduto, anzi tutti i poteri dei vari luoghi del Pianeta ne sono giustamente allarmati!
La politica fa fatica ad esprimersi per questo tragico evento, già migliaia di specie animali e vegetali si sono estinte drammaticamente o tragicamente, intere montagne sono sbancate, spianate, immensi avvallamenti generati dalla ricerca di materie prime, un saccheggio che deturpa, consuma, e che dipende dal nonsenso del consumismo, attuato da immense masse di soggetti che vivono senza dare significato alla propria esistenza. L'aria che si respira in vasti luoghi non è salubre, così tante acque; la Era Glaciale nuova entrante, già ipotizzata oramai segnata dai meteorologi, si è presentata con ritardo tra fenomeni di surriscaldamente solo in parte generati dall'effetto-serra dei gas industriali.
Per queste ragioni, è inevitabile l'appello alla risorsa estrema della fede in una misteriosa Alterità, non un sogno ma una tensione attestata dagli istinti, non solo desideri, e confermata dai sentimenti, non dai capricci emotivi. Una Alterità che sopperisca a tanta assenza o debolezza ed impotenza. E', questo, motivo non trascurabile per cui la fede in Cristo deve esistere nel mondo!
Ma l'Annuncio cristiano è stato accompagnato da manifestazioni che non gli sono proprie né caratteristiche. E' stato detto insistentemente che l'universo è opera di Dio Creatore, pensiero giustissimo ma non bastante per la difficoltà esistente. Infatti questo pensiero, che è anche del paganesimo, non attesta la forza del cristianesimo nel mondo, neanche l'opportunità degli altri monoteismi rispetto alle religioni politeiste, quelle dei molti dèi quali riflessi dell'unico Dio.
La Cristianità, testimoniando la presenza diretta e gratuita di Dio, ha da indicare la immancabile Provvidenza di Dio stesso e la necessità da parte dell'uomo non solo di accoglierla ma di moltiplicarla, realizzando progetti ad essa ispirati.
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