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Per fare sesso e vivere a lungo Dio non è una chimera.

  • 28 mar
  • Tempo di lettura: 6 min

Nonostante molti sedicenti credenti siano impegnati nel dedurre una severa e assurda morale sessuale cristiana a partire dal racconto della verginità di Maria madre di Gesù, la dottrina cristiana afferma la libertà e innocenza delle nudità e degli atti sessuali.

Dalla metafora de il giglio nel campo per indicare l’opportunità della nudità alla affermazione della innocenza della sessualità solitaria, dalla amicizia totalizzante, completa per indicare i rapporti omosessuali alla espressione della congiunzione tra uomo e donna quale conoscenza… tutto questo riceve approvazione incondizionata, biblicamente attestabile. Ad esser rifiutati sono l’assenza di pudore quando si prova vergogna (Adamo ed Eva che si coprono dopo essersi sentiti ‘soltanto nudi’), la trasgressione della promessa amorosa data spontaneamente (l’episodio di Onan che sparge il proprio seme invece di donarne), la imitazione degli atti eterosessuali (il giacere tra persone dello stesso sesso come si fosse uomo con donna, spacciando così la dinamica omosessuale per statica eterosessuale) o peggio la loro imposizione (la richiesta e notifica di abuso degli abitanti di Sodoma), la forzatura di atti e legami eterosessuali (per evitare i quali Dio abbandona a passioni omosessuali false e irrealizzabili) e l’impedimento (invece: l’uomo non separi ciò che Dio ha unito) o l’astensione forzata dalle relazioni eterosessuali (chi si ostina a trattenersi si sposi pure purché smetta di rinunciare alla vita – in questo caso le nozze non sono fatte per necessità di moralità ma proprio per consentire l’atto sessuale).

 

L’onore spropositato per la verginità – nei casi estremi inaccettabile, anticristiana sessuofobia che ha ottenuto fama e crediti ingiustificati – non ha vero fondamento dottrinale né biblico.

I vangeli che la menzionano sono solo due dei quattro canonici e sono interpretabili anche diversamente dalla versione popolare, dato che "verginità" non è sempre illibatezza e che ‘venire dallo Spirito’, o ‘opera dallo Spirito’ non sono affermazioni che escludono la generazione dal seme maschile, né la domanda sul come avverrà senza conoscere uomo può evitare per possibile risposta che Dio in futuro permetterà questo conoscersi senza sostituirvisi.

Nella Teologia della Trinità l’umanità di Gesù è presente solamente in quanto inclusa, tanto che lo stesso nome di Gesù e il titolo di Cristo indicano rispettivamente l’idea che Dio ha di noi per noi e l’Annuncio che Dio fa di sé tramite sé (Parola, Verbo, Logos). L’uomo con nome di Gesù e titolo di Cristo non è un tramite ma segno e mezzo – e accade anche che Dio si riveli senza. Di conseguenza nella stessa Teologia la madre di Gesù, detta Maria, quale Madre di Dio è espressione per Dio medesimo. Per queste ragioni la formulazione dogmatica sulla Verginità di Maria indica innanzitutto che Dio in Cristo è presente quale perenne novità, secondo imprevisto non per mondana fatalità; secondariamente, antropologicamente (umanamente cioè) la verginità – e in questo caso l’umanità è rappresentata dalla parte femminile – non è identica alla illibatezza cioè propriamente non esclude possibili atti sessuali. L’interpretazione di un parto prodigioso senza seme maschile, la persuasione che tale prodigio sia segno della venuta di Dio, non sono parte della fede nel dogma cristiano bensì credenze parallele, di cui non discuto la legittimità ma di cui pongo in evidenza la superfluità o la diversa subordinata realtà. Comunque "verginità" di per sé indica ciò che resta uguale, anche se attraversato. Così una foresta rimasta uguale è ancora vergine anche se è stata percorsa.


Accanto alle convenzioni, sospese tra falsità e verità, sulla verginità di Maria, tanto discusse dentro e fuori la cristianità, c'è nel messaggio cristiano e nel relativo libro sacro la valutazione e discorso sulla opportunità o non opportunità di sposarsi, materia che è stata anche oggetto di furiose discussioni, in particolare all'epoca della Riforma protestante in Europa. Secondo il Vangelo di Cristo oltre ai vari casi di non-potere, per nascita, interventi successivi o altro, c'è quello della rinuncia volontaria: non sempre conviene sposarsi ma a recare un significato particolare, o recondito, è il rifiuto a causa della realtà della fede nel Regno di Dio. Tale rifiuto a sposarsi non è astensione dalla consumazione, completa, del rapporto sessuale nell'atto sessuale (saranno una sola carne) né è fatalmente duraturo; difatti la realtà del regno dei cieli è apportatrice anche di nuove possibilità. La Protesta iniziata da Lutero, Zwingli, Calvino, era fortemente volta alla esplicitazione e dimostrazione di questo che ho esposto, per porre al bando versioni diverse della dottrina e interpretazioni diverse degli scritti biblici, che sottoponevano l'atto sessuale tra uomo e donna alle convenzioni sociali e che rendevano queste convenzioni una dittatura, come fossero state assolute. (Il rifiuto protestante era contro l'istituzionalizzazione-assolutizzazione, secondo i vari gradi, dei voti di castità e illibatezza; non era una coercizione all'atto e alla nuova convenzione ma un'affermazione di libertà per il credente; mentre le astensioni erano sottratte alla iniziativa prepotente e programmatrice dei membri del clero. In ragione del diniego ricevuto, i luterani fecero nelle proprie pertinenze chiudere i conventi e i monasteri, in cui la vita era strettamente organizzata nel rifiuto della sessualità attiva, abolendo l'obbligo del celibato per tutto il clero. Per gli zwingliani, che nonostante morte prematura del proprio capo attuavano la vera e propria svolta evangelica distaccandosi dalla comunità cattolica, non era da porsi in discussione esistenza e possibilità del cattolicesimo e delle sue tradizioni ma correggerne storture e invadenze; tuttavia essi mantenevano gli stessi cambiamenti iniziati da Lutero. Invece Calvino e con lui i calvinisti optarono per la costruzione di una nuova realtà di chiese, nella quale alle tradizionali scelte monastiche, conventuali, celibatarie corrispondeva ora questione, situazioni del tutto private e libere, prive di regolamentazioni.)

Nel mondo ortodosso rimasto libero da compromissioni con la realtà oggetto della Protesta evangelica le rinunce sessuali non sono mai state ammesse nelle istituzioni delle chiese, dove i monaci e le monache praticano il celibato solo in ordine a situazioni, condizioni o circostanze che non consentono altro, e dove il resto del clero non è soggetto a limitazioni che siano di altra natura. La nuova regola, diffusissima, che ammette preti già sposati e non consente che si sposino durante l'incarico, non ha ragioni dottrinarie, ma si impose nell'ortodossia solo per via di uno stato non voluto di necessità. Non altro nel cattolicesimo antico e altomedioevale, ma anche in parte importante o determinante di quello durato fino ai giorni nostri.

La non indifferente divisione dei còmpiti tra i due sessi, con relative proibizioni e peculiarità, presente in vasta parte della cristianità, dipende soltanto da dati culturali e civili quindi da contesti sociali da assecondare, nonostante, specialmente nel cattolicesimo, si tenti di affermarne ragione direttamente di fede e religione. Questo fatto mostra che il cristianesimo, nonostante ne sia stato in grande parte drammaticamente o tragicamente attraversato, non è mai stato travolto dalla sessuofobia o realmente interessato a desessualizzazioni. Non fosse così, non sarebbe stato autentico; e ciò che non coincide con questo quadro è non cristiano o anticristiano. Nessuna scienza psicologica ha fornito descrizione opposta: il pensiero di S. Freud sulla repressione sessuale cattolica e cristiana era solo nella sfera dell'opinabile, non avendo vera matrice scientifica; mentre la riflessione di A. Adler sulla presunta connotazione omosessuale forzata della religione cristiana era una indebita estensione di casistiche esclusivamente individuali a realtà collettive diversamente condizionate e differentemente organizzate e divenienti. Storicamente si registra una relazione tra repressione e violenza da una parte, liberazione e realizzazione dall'altra, con la prevalenza di quest'ultime, secondo la funzione psicologica positiva del numinoso, per cui quanto di negativo entra nella religione viene superato dalla fede in essa praticata (C. G. Jung).


Nella fede monoteista i dogmi sono formulati relativamente alle circostanze storiche ma il loro significato non è contenuto, solo riferito nella formula. Quindi il dogma è indicazione di totale alterità; tanto che la fede salvifica non è nell’uomo che rappresenta Dio, non in un segno e mezzo, ma nella stessa Rivelazione, sia o no accompagnata da qualcosa che la significa e rappresenta. Dunque dopo l'avvicendarsi all’uomo Mosè da parte dell’uomo Gesù si trova solo un nulla di fatto: le tenebre non hanno accolto la luce splendente, il mondo non lo riconobbe, i suoi non l'hanno accolto! Allora è un misterioso Nome non umano, che la nostra parola solamente può evocare, Dio stesso mai tanto presente, ad assicurare la salvezza estrema, non contenuta realmente solo mostrata nella vicenda di apparizione-sparizione della morte del rappresentante di Dio (nei quattro vangeli canonici Gesù di Nazareth). La tragica eventualità di anticipazione e radicalizzazione della fine della vita terrena non si compie veramente; né per il messia né per i suoi seguaci - ma ciò non implica che le vite umane siano e si succedano senza un termine.

 

 

 

MAURO PASTORE

 
 
 

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Circa l'autore di questo blog:

Non sono membro di nessun clero e non appartengo specificamente a nessuna chiesa; non sono neanche cattolico; il mio cristianesimo si basa manifestamente sull'espressione dell'allegoria, del non privato dire altro, non sulla ossessione del crocifisso.

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